Campagna Romagnola

La cucina onesta: una favola di Natale

A pranzo da Silvano tra chiacchiere e cucina romagnola

A pranzo da Silvano tra chiacchiere e cucina romagnola

Le narici ancora inebriate dal profumo del brodo in cui abbiamo cotto gli "anvëin" (gli anolini tipici del piacentino) e le mani incrociate sulla pancia soddisfatta (e stracolma): i giorni di Natale riescono a mettere a dura prova anche golosi del nostro calibro. 

Del resto il 25 Dicembre è anche questo: il tripudio indiscusso dei piatti della tradizione, dei pranzi di famiglia, dei racconti intorno all'albero e delle favole di Natale. Cibo locale, cucinato con amore, ricordi e storie. Il nostro pane.

Ed il nostro regalo di Natale è proprio una storia, che risale a pochi mesi fa e parla di cibo (ottimo), tradizioni e di - ebbene sì - amore. 
Allora ancora non sapevamo che per ricevere un'iniezione di fiducia nel prossimo sarebbe bastato imboccare la Valle del Sillaro, alla ricerca di un pò di sana, genuina e sincera cucina romagnola...

Non tutto viene per caso, dicono. Una gita in riviera in un trafficatissimo sabato di giugno, l'ora di pranzo che sopraggiunge almeno 100 km prima del previsto e l'insistenza del mio babbo nel farmi annotare il numero di quell'osteria "che proprio non potete perdere".

Riusciamo (faticosamente) a lasciarci alle spalle il caos di Borgo Panigale in direzione Castel san Pietro. Dal paese, poi, ci ritroviamo ad imboccare una valletta verdissima: finalmente una boccata d'ossigeno, pensiamo entrambi.
La sorpresa è appena iniziata. Il locale si presenta come la tipica osteria d'una volta (lo so, definizione abusata, ma davvero mai stata così azzeccata!). Il bancone per caffè e salumi, pochi tavoli di legno, pareti piene di stampe, quadri vintage e saggezza popolare. Ed in sala, l'oste: il mitico (scopriremo di lì a breve) Silvano.

Ci accoglie con l'eccezionale ospitalità che contraddistingue questa regione e chi vi abita; sul menu piatti semplici e onesti come il padrone di casa, molta tradizione ed un consiglio: assaggiare la salsiccia fatta in casa ed i tortelli di patate (sfoglia rigorosamente "homemade"). Ubbidiamo.

Scopro qui cos'è il friggione, piatto tipico della cucina povera bolognese: un sugo di pomodori e cipolle utilizzato sia come condimento per le tagliatelle che come accompagnamento per i salumi. Ed è proprio in questa sua seconda veste che Silvano ce lo fa assaggiare, dopo aver subito perdonato la nostra ignoranza ("siete di Pavia, lì non si usa...").
Studiando poi, imparo che il friggione non solo è una ricetta classica della tradizione romagnola (del 1886!), ma è addirittura stata depositata alla Camera di Commercio di Bologna dall'Accademia Italiana della Cucina, consegnata alla storia insieme ad altri illustri colleghi quali il ripieno dei tortellini e la ricetta delle lasagne. C'è un pò di misticismo in tutto ciò.
Quella che assaggiamo noi è la ricetta classica, non fosse per quel poco di pancetta aggiunta "per insaporire"... licenza poetica che perdoniamo subito. Si sa, il maiale è come il grigio, sta bene con tutto.

Osteria La Civichella - Castel San Pietro Terme

Anche il vino è una scoperta. Silvano ci fa assaggiare la "Rambèla", ottenuta da un vitigno autoctono di antichissime origini poi - come capita spesso per ragioni di mercato o di moda - dimenticato, quindi riscoperto in un progetto di recupero "Vitigni Minori" della Regione Emilia Romagna. Il vitigno è il Famoso, così chiamato dal proprietario che nel 2000 ne conservava ancora pochi filari tra le colline in provincia di Forlì-Cesena. Le indagini e le analisi fatte hanno ricondotto le uve a quelle fino a quel momento conosciute in dialetto come "uve rambèla", finalmente riscoperte e restituite a nuova giovinezza.
Il risultato è interessante: un vino che ha i toni della malvasia e del moscato, sposo perfetto di piadina e salumi locali.
Ma soprattutto un vino con una storia, salvato per il rotto della cuffia da un immeritato oblìo da chi ha creduto e ancora crede nei "minori", nelle piccole (ma grandi) opportunità che il nostro territorio, l'Italia, sa offrire a chi sa cogliere l'eccezionale valore della varietà.

A fine pranzo, la sorpresa più dolce. Ci alziamo per pagare il conto e scopriamo che il bancomat è rotto. Noi, mortificati di essere immancabilmente senza contanti, veniamo subito rincuorati da Silvano che, senza batter ciglio, ci consegna lo scontrino e ci lascia di stucco con un "Non preoccupatevi, me li date la prossima volta che passate di qui".
Ora, non so come siete abituati voi, ma sfido chiunque a trovare un ristoratore che fa credito a clienti mai visti prima, che abitano a più di 200 km di distanza.
Abbiamo dovuto insistere per convincerlo che saremmo andati a prelevare giù in paese!

Ma non è tutto.
Al ritorno, Silvano ci ha preparato una bottiglia del mitico Rambèla da portar via, "per il disturbo".
Eh no, questo è troppo! Gli confessiamo tutta la nostra incredulità. Come poteva sapere che non ce ne saremmo andati senza pagare? Come può, nella sua attività, fidarsi tanto del prossimo?
La risposta è semplice, genuina come lui ed il suo sorriso: "nella vita e nel lavoro si prendono lo stesso tante fregature, ma io ci credo, alla fine deve vincere l'onestà, deve vincere l'amore". 

Non so se sia stato l'ottimo cibo, il vino o la bizzarra conclusione, ma siamo usciti dalla Civichella emozionati, con il cuore più leggero. Ed è una sensazione che non capita spesso. 
Silvano, noi facciamo il tifo per te! Perchè il mondo, con più Silvano, sarebbe un posto migliore.

Buon Santo Stefano a tutti! :)

Osteria La Civichella
Via Viara, 5029
40024 Castel San Pietro Terme (BO)
Tel. 051948533

https://www.facebook.com/pages/Osteria-La-Civichella/

 

 

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Sono presenti 2 commenti.

 

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Aless

Buonissima la cucina romagnola e grazie della segnalazione!!

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Sara

Grazie a te Aless! Cucina vera e oste incantevole, proprio quello di cui C'ho Gusto va ghiotto! Se conosci posti simili...suggerisci mi raccomando! Le buone esperienze vanno sempre condivise ;)

 
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