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Dove sangiovese, olio e zolfini hanno un'anima: l'osteria agricola Sàgona

Da Cuba alla Toscana: storia di un ritorno alla terra e un'agricoltura che salva la montagna

Da Cuba alla Toscana: storia di un ritorno alla terra e un'agricoltura che salva la montagna

Ci sono storie, e persone, che ti entrano nel cuore più di altre.
Incontri che ti segnano, che arrivano - sarà un caso - proprio al momento giusto del cammino. Per questo scrivere di Sàgona, di Daniele e di Roberta, del loro piccolo grande mondo arrampicato alle pendici del Pratomagno tra Firenze e Arezzo, non è stato facile.

Non è stato semplice trovare le parole giuste per raccontare delle lezioni di Piero e Santi, degli ulivi che qui spuntano in mezzo a viti e ciliegi, e di come coscienza, comunità e collaborazione salvano la montagna e l'agricoltura.
Ah! e non potevo non parlare di Cuba, della letteratura portoghese e della magnetica attrazione che la terra sa esercitare.

Ma andiamo per ordine.

A pranzo da Roberta: emozioni e sapori all'Osteria Sàgona

Osteria Sagòna - Toscana

L'Azienda Agricola Sàgona nasce nel 2012 nella località omonima un tempo nodo strategico tra il Pratomagno e Setteponti, nell'aretino: due o tre case sulla curva della strada che sale verso il monte.
Tutt'intorno: ulivi, viti, alberi da frutto. Più in alto: castagni e boschi.

Quando arriviamo, verso l'ora di pranzo, Roberta ci aspetta nella bella casa in sasso, ex-dimora di un contadino, che ospita oggi l'Osteria Sàgona, il punto di ristoro dell'azienda agricola. Al piano inferiore la cantina e il piccolo frantoio.

Roberta è in cucina: la chioma di capelli ricci e scuri legati in un foulard di cotone, gli occhi sorridenti e vivaci che ci accolgono come se ci conoscessimo da sempre.

I piatti che ci farà assaggiare da lì a poco ci entusiasmeranno, come ci accade di rado, con la loro semplicità e il gusto pieno e raffinato allo stesso tempo.
Il menù varia tutte le settimane: solo prodotti di stagione che produce l'azienda o i produttori vicini, cucinati mescolando tradizione e un pizzico di intraprendente follia.

Quando, a fine pasto, le confessiamo che nei piatti sembra quasi di percepire l'amore impiegato nel pensarli e prepararli, lei sorride e ci spiazza, come se conoscesse una ricetta segreta.
Semplicemente, chiacchierando con lei ci rendiamo conto che emozione, amore, empatia si propagano tra gli uomini anche attraverso il cibo, da tempo immemore. Infatti ci ha preparato un solo pranzo, eppure sorseggiando il caffè ci sembra di conoscerla da sempre.

Potere mistico (o scientifico?) del cibo sincero.

Terre di Sàgona, dove l'unione fa la forza

Dopo pranzo Roberta ci accompagna nei terreni dell'azienda, in tutto circa 1500 ulivi e 4 ettari di vigneto, arrampicati lungo la valle.

Non pensare a distese ordinate di piante. Qui le diverse coltivazioni si intrecciano e alternano con grazia e selvaggia disinvoltura: piante di ulivo, filari di viti, alberi da frutto, chiazze di iris selvatico, orto, bosco.

"Raccogliere qui è una passeggiata!" ci sorride ironica.

Oltre alle verdure dell'orto, l'azienda coltiva anche patate di montagna e alcune varietà di grano antico utilizzate unicamente per produrre il pane e la pasta serviti nell'Osteria. Ogni coltura è scelta con attenzione: "le varietà antiche hanno percentuali di glutine molto più basse rispetto al grano moderno".

Non è un caso se Sàgona è fra le aziende fondatrici dell'Associazione dei Produttori del Pratomagno, una collaborazione reale e sentita fra circa 15 realtà del territorio, di piccole e medie dimensioni, nate da poco.
Non tutte vivono di agricoltura, ma tutte sentono le stesse problematiche e tutte, soprattutto, hanno a cuore la loro montagna.

"L'idea è nata un po' per caso, da un paio di riunioni in cui ci siamo incontrati per discutere del Pratomagno, per individuarne le criticità e capire, insieme, in che direzione muoversi. Nasce così l'associazione...".
Ma quello che nasce, con essa, è una comunità.
"Si fa l'olio insieme, si condivide la cantina, ci si presta il trattore".

Il risultato? tra gli altri, un punto vendita comune a Loro Ciuffenna con tutti i prodotti del Pratomagno tra cui quelli a rischio abbandono: il fagiolo zolfino, le ciliegie, la castagna perella. Chi lo tiene aperto? i produttori stessi, ovviamente, a turno.

L'antico rispetto per la montagna diventa Bio

Mentre passeggiamo tra i campi, ascoltando i racconti di Roberta, ci accorgiamo che stiamo percorrendo alcuni tratti dei sentieri che portano fino alla sommità del Pratomagno, alla croce.
Non sempre è chiaro dove finisce il bosco e dove iniziano i campi, e l'aria selvatica si apprezza e respira, mentre la vista spazia su tutta la piana sottostante.

La montagna si percepisce forte e chiara.

La forza di Sàgona, capiamo, è proprio questa: il rispetto per l'ambiente che la circonda, l'amore viscerale per il territorio e chi lo vive, creano una perfetta armonia e rendono questi terreni magici.

Nessun trattamento chimico, com'è ovvio, per un'azienda che da subito ha scelto il biologico come unica filosofia percorribile.

Sarà Daniele, il fondatore dell'azienda, a raccontarci più tardi davanti a un bicchiere del suo bianco "Primi Passi" l'antica genesi di questa scelta. "Quando ho preso in affitto questo terreno, nel 2012, qui lavoravano due fratelli, Piero e Santi. Mi raccontarono di quando, negli anni '70, uscirono sul mercato i primi diserbanti".

Come tanti altri contadini, anche i due fratelli iniziarono ad usare il "veleno" - come veniva chiamato - per sterminare una macchia di rovi che non erano mai riusciti a debellare. E in effetti ebbero successo.

Se non che Piero, gran cercatore di funghi, dopo le piogge primaverili era solito trovare sotto questi rovi i prugnoli, funghi pregiati e buonissimi che lì crescevano ogni anno, quasi un appuntamento. Dopo aver usato il diserbante, non tornarono più i rovi, ma - ahimè - nemmeno più i prugnoli.
"Lì i prugnoli non ce li ho più colti, mi disse".

Da quel momento a Sàgona, precorrendo tutti i tempi, è stato scelto il biologico.

Da Cuba al Pratomagno: la storia di Daniele

Daniele è la mente e il cuore di Sàgona, e la sua storia ha dell'incredibile.

"Mio nonno era contadino" ci racconta "Viveva in casa con noi e io a 5 anni ero sempre nell'orto con lui. Mi aveva costruito una piccola vanga a misura di bimbo, che sfoggio orgoglioso nelle foto che mi ritraggono in fianco a lui."

Sàgona nacque allora, in quelle foto, ma Davide non lo sapeva ancora. Ci vorranno altri 20 anni.

Nel 1994, l'iscrizione a giurisprudenza. "Erano gli anni di manipulite, gli anni degli ideali di giustizia."
Ma la facoltà non era quella giusta, e dopo qualche indecisione con agraria, finalmente il cambio di Facoltà e la laurea in Letteratura Portoghese.

"Ho iniziato a viaggiare" racconta Daniele "Andai a Cuba".
"Tutti a Cuba andavano al mare, io invece andai in montagna, in un posto sperduto fuori dal mondo, in una famiglia di vecchi contadini cubani, senza luce né acqua".

"Qui, in questa famiglia di contadini con le galline e il maiale che scorrazzavano per la cucina, con solo 3 ore di corrente elettrica al giorno, a quasi 4 ore di cammino dalla città... qui ho toccato e assaporato di nuovo qualcosa da cui ero scappato, ma che avevo dentro. Una semplicità, materialità e anche miseria che però conservava dentro sé una vita incredibile".

Nel frattempo, nel 2002 a Firenze ci fu il primo Forum Sociale Europeo: erano gli anni della contestazione al mercato globale, delle riflessioni sugli OGM e degli scandali della Monsanto.
L'agroalimentare era il tema centrale, perché se da una parte era il settore portante, vitale per il pianeta, allo stesso tempo era diventato pericolosamente interessante per le grandi multinazionali. L'uomo può stare senza orologio, ma deve mangiare tutti i giorni.

"Vidi nell'agricoltura qualcosa che mi apparteneva, e fu allora che mi convinsi che lavorando sulla terra, facendo comunità sulla terra, in qualche modo avrei potuto fare anche politica."

Finalmente, Sàgona: quando un bel sogno si avvera

Passerà ancora qualche anno perché Daniele approdi a Sàgona.

"Cercavo dei terreni da un po' di tempo... poi un giorno, per caso, andando a camminare in montagna feci un sentiero che passava sopra queste vigne, e mi chiesi che ci fanno queste vigne quassù in alto?".
Dall'inverno successivo rilevò i terreni. Fu subito amore.
"Mi affascinavano... a volte, la prima sensazione è quella determinante per la scelta. Questo posto mi dava una sensazione positiva."

Mentre chiacchieriamo, la brezza del torrente entra dalle finestre aperte, insieme al profumo della montagna di Giugno. Chiudo gli occhi e immergo il naso nel bicchiere: ...malvasia, fresca e suadente. Sì, questo posto trasmette decisamente vibrazioni positive, anche a noi.

"Quando iniziammo noi pensavamo" continua Daniele "che forse in futuro sarebbe stato più potente il messaggio politico che avremmo mandato parlando di pane che parlando di lavoro in fabbrica".

Non so, Daniele, se le vostre previsioni si sono oggi avverate: è un mondo strano, che organizza una fiera mondiale per celebrare le grandi multinazionali che nutrono il pianeta, un mondo dove le parole del marketing possono creare prodotti, nascondere industrie dietro mulini e raccontare più o meno qualsiasi cosa.

Ma il messaggio di Sàgona, a noi, è arrivato.

Ancora prima che ce ne parlassi tu, attraverso i vostri vini, i vostri prodotti... attraverso i piatti di Roberta.
A riprova del fatto che solo passione e coscienza sanno rendere coerenti fatti e pensiero, e che solo produttori artigianali con un'etica e un sogno sanno emozionare attraverso il loro cibo.

E fare, perché no, anche politica.

Azienda Agricola Sàgona

via Loro Campagna, 24/a
Loro Ciuffenna, 52024
Arezzo / Toscana / Italia
Telefono cellulare: 3703222170

Sito Web
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