Campagna Romagnola

Viaggio nella Valle del Po: sulle orme di Mario Soldati

60 anni dopo, alla ricerca dei cibi... sinceri

60 anni dopo, alla ricerca dei cibi... sinceri

"Viaggiare? Cosa significa viaggiare?
Viaggiare è conoscere luoghi, genti e paesi.
E qual è il modo più semplice, il modo elementare di viaggiare?
Mangiare. Praticare la cucina del paese dove si viaggia.

Perchè se voi ci pensate bene, nella cucina c'è tutto: c'è la natura del luogo, il clima. Quindi l'agricoltura, la pastorizia, la caccia, la pesca. E nel modo di cucinare c'è la tradizione di un popolo, c'è la storia... la civiltà di questo popolo."

No, purtoppo questa frase non l'ho scritta io. 

Quando l'ho letta la prima volta ci sono rimasta pure un po' male: chi è che aveva saputo riassumere così bene, così poeticamente, lo spirito di C'ho Gusto?
Un uomo straordinario, scoprii poco più tardi. Che formulò questo pensiero 60 anni fa, a testimonianza che la passione dell'uomo per il cibo, per il viaggio e per la scoperta non ha età.

Alla Ricerca dei Cibi Genuini: gli albori del turismo enogastronomico

Con questa frase, Mario Soldati apre la prima puntata di quello che si può definire il primo reportage enogastronomico della storia della cucina italiana, nel 1957.

Fonte immagine

Molto prima di Linea Verde, di Masterchef e delle mode gourmet, Soldati racconta alla neonata televisione italiana la passione per il cibo, che per lui è tradizione, vita, piacere. Si sarebbe mai immaginato che la sua trasmissione "Alla Ricerca dei Cibi Genuini" avrebbe dato il via al proliferare dei format televisivi (a volte discutibili) che ben conosciamo? Non saprei.

Di una cosa, però, sono certa: per Soldati la cucina - il cibo - era una cosa seria

Basta guardare una sola delle dodici puntate per capirlo, oppure leggere un paio delle tante pagine che dedicò all'argomento durante tutta la sua vita. In un'intervista del 1966, scovata tra gli archivi RAI a Torino, Soldati risponde alla domanda "Come mai tu ti occupi tanto di gastronomia?" 

"Beh, insomma, la risposta sta in una prima reazione che io ho a questa parola: gastronomia.
A me la gastronomia non piace. Mi piace la buona cucina.
Che in un certo senso è il contrario della gastronomia. Perchè la gastronomia è un po' l'area della cucina organizzata, della cucina industrializzata, e a me il problema interessa perchè nell'epoca - la nostra - della grande industrializzazione bisogna cercare di mettere un fermo.
Non tutte le cose possono essere industrializzate e non tutte possono essere completamente industrializzate. Si può industrializzare (pianificare, come si dice oggi) l'energia elettrica, le ferrovie, i tram, la produzione delle macchine, tutto quello che si vuole. Ma con la cucina bisogna andarci adagio."

Sono parole che risalgono a più di mezzo secolo fa, in un momento storico, sociale e culturale completamente diverso. Eppure, sono ancora incredibilmente attuali

La valle del Po tra osterie, tradizione e incontri di viaggio

Credo sia stato proprio questo ad affascinarci, inizialmente. Abbiamo guardato tutta la trasmissione, le dodici puntate ancora disponibili negli archivi. Ce ne siamo definitivamente innamorati.

Del resto, sembrava fatta apposta per noi.
Soldati aveva scelto per il suo primo viaggio (ce ne furono altri, in seguito, di reportage) una zona d'Italia a noi molto vicina, familiare. Una regione oggi spesso bistrattata che sia per me che per Marco, una pavese e un piacentino, sa però di casa.
La Valle del Po.

Le affinità, in ogni caso, non si fermavano qui.

Fonte immagine

Nelle sue puntate, Soldati sapeva tenere sempre un tono familiare, mai didattico: nonostante la sua grande cultura, si avvicinava alle realtà che intervistava con umiltà e con sana curiosità, immedesimandosi in uno di quei "cari telespettatori" che tanto spesso apostrofava durante la trasmissione.

Non è un caso se nel suo reportage compaiono le osterie in cui si ferma a pranzare con la troupe, i piatti o i vini consigliati dagli amici del luogo, le conversazioni con personaggi incontrati lungo la via...
Insomma, un vero viaggiatore - schietto e sincero - che condivide la sua esperienza così come l'ha vissuta. Come piace a noi.

60 anni dopo, sulle orme di Mario Soldati

L'idea ci venne quasi immediatamente.

Nell'anniversario dei sessant'anni della trasmissione RAI, perchè non ripercorrere lo stesso itinerario compiuto da Soldati?
Un viaggio nello spazio - attraverso Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto - ma anche nel tempo, per scoprire come è cambiato il modo di produrre cibo locale lungo il corso del fiume più lungo d'Italia.

Mario Soldati percorre questo itinerario nel dopoguerra e assiste (con mal celate perplessità) alla crescente industrializzazione del settore alimentare. In agricoltura sono gli anni della meccanizzazione e dell'avvento della chimica, mentre oltreoceano ha già preso piede la cosiddetta Rivoluzione Verde.
Il suo viaggio lungo la Valle del Po e le sue riflessioni sono una bellissima fotografia di quel periodo. Ma la storia, poi, è andata avanti.
Oggi, 60 anni dopo, cos'è cambiato? Cos'è successo ai prodotti tipici raccontati da Soldati, nella Valle del Po e in Italia?

Abbiamo deciso di scoprirlo.
A modo nostro, nello spirito di C'ho Gusto.

Quindi? Gambe in spalla, macchina fotografica nella fondina e occhi e orecchie aperti: inizia così il nostro Viaggio nella Valle del Po, sulle orme di Mario Soldati.
Il nostro piccolo, specialissimo modo per dirgli grazie.

Se vuoi viaggiare con noi, segui le prossime dodici puntate!

 

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